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La discarica di papà Comune

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Sommacampagna, dicembre 2007

Bella giornata di sole. Appuntamento per quattro. Da anni non si vedono: una rimpatriata nata per caso. L’ha ideata lui, Giovanni, che abita a Caselle, per rivedere amici del liceo ritrovati grazie ad una coincidenza. A casa sua, bella e spaziosa ai margini del paese, frutto di fatiche e rinunce e di uno stipendio normale. Fortuna che c’erano i suoi vecchi che l’hanno aiutato.

Arriva il primo da Palermo. Avvocato. In aereo. “Che pacchia, avete un aeroporto sotto casa”.

Il secondo da Milano in treno. Impiegato. “La linea passa quasi vicino a casa tua, se ci fosse stata una fermata…sarei saltato giù di fronte alla tua abitazione”. Il terzo da Vicenza, e l’ultimo da Trento. Entrambi operai, uno con l’autostrada da nord, l’altro da est, entrambi con l’utilitaria. “Che fortuna, avere due autostrade vicine che si incrociano”. Pacche sulle spalle e le solite domande. Occhi contenti. Un buon pranzo.

E i discorsi cadono sulle coincidenze di Caselle e dei suoi luoghi, del suo ambiente, l’hanno sperimentato arrivandoci: circondata, accerchiata, tartassata, abbandonata, sfruttata, bidonata, macerata, spaccata, segata, e mille altri …”ata”.

Da chi? Da tutti. Dalla Regione, Provincia, e dal Comune. Sì, anche da papà Comune. Già. Da quelli sottocasa. E vengono fuori le cave, le discariche, anche quella voluta da papà Comune. Di rifiuti industriali. I peggiori. Ma si deve dire che non fanno male e che non puzzano. Dire il contrario non sta bene! Piuttosto che la facciano gli altri è meglio che la facciamo noi. Almeno abbiamo i soldi. Già ‘sti stramaledetti soldi. Fanno tacere tutti, quelli. Anche i più virtuosi amministratori locali, quelli del Comune. Gli “illuminati” di turno. Che da decenni sono appiccicati alle sedie di comando. Che non li schiodi neanche con il diluente. Lo fanno per il tuo bene. Loro sì sanno qual è il tuo bene, più di te.

“Però…, commentano i ritrovati amici, e… fino adesso il Comune dove è stato? Non esisteva un PRG da programmare? Non si poteva pianificare il territorio in modo diverso? Porre dei limiti? Far valere le leggi a difesa del territorio? Inventarsi delle aree e intervenire per arginare i mostri mangiatutto, mangiasoldi e mangiasalute?”.

“Già, risponde triste Giovanni, … si poteva. Ma non s’è fatto. Dicono che hanno fatto il possibile! Hanno fatto dormire nel cassetto il PRG per un decennio, mentre tutti gli altri si muovevano, programmavano, intervenivano”.

“Ma non è vero, dice il trentino. Per me Caselle l’han data per persa, come vittima immolata. Fanno convergere tutto qui, quelli del Comune e gli altri. Ma è chiaro come il sole!”.

Sono ripartiti tutti per le loro case, i quattro. Doppiamente contenti. Hanno brindato con il Custoza. Questo, ancora si salva.