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Sommacampagna,
settembre 2005
Mentre scriviamo la Commissione
CTRAE ha rinviato la decisione sulla "Betlemme". L'augurio è
che la sospensione non costituisca un modo per rilassare gli animi dei
cittadini per poi portare l'affondo finale dell'approvazione in tempi
lontani. Nutriamo la fiducia che ciò rappresenti la presa di coscienza da
parte della Regione che il territorio di Sommacampagna ha già dato
risorse in abbondanza. Non sono tollerabili altri interventi devastanti a
danno della salute e vivibilità. Emergono due dati. Primo. La
cittadinanza, quando si muove convinta, conta. Eccome conta. E se, come ci
auguriamo, vincerà la battaglia, segnerà una rivoluzione nei confronti
di politici distratti e potentati economici. Secondo. La necessità che le
istituzioni (Regione in testa, ma anche i Comuni), prima di decidere,
conoscano i dati, interpellino i diretti interessati, e operino scelte che
considerino il bene comune.
Il nostro gruppo consiliare
registra le dimissioni di Gianni Dalla Bernardina, candidato sindaco alle
amministrative. Si tratta di un atto rilevante. Ci pare doveroso chiedere
e ottenere rispetto per tale scelta. Le motivazioni del gesto non sono
"leggere": si radicano nell'impossibile realizzazione di un
confronto politico aperto. Pur dinanzi a programmi e scelte diverse,
rimane in noi l'opinione che le decisioni prese siano frutto di una chiusa
visione della maggioranza consiliare che nega il contributo della
minoranza, la quale esprime
proprie idee in base a regolamenti e organismi partecipativi. Tutte le
porte si chiudono quando i programmi delineati dalla maggioranza vengono
messi in discussione. Numerosi gli esempi: i Pireua approvati con prezzi
fuori mercato con danno al Comune, le convenzioni con le scuole d'infanzia
penalizzate per chiara scelta ideologica, lavori pubblici discutibili,
come la piazza di Custoza, opera allucinante e inno impazzito al cemento.
L'esempio più eclatante è la discarica comunale. La minoranza ha una
visione diversa dalla maggioranza: auspicava il referendum per far
decidere ai cittadini la strada da percorrere. Il Consiglio ha bocciato la
proposta: no al referendum.
E' un metodo autoritario, non autorevole. Su tale materia delicata la
scelta doveva essere un'altra. Sono stati negati gli strumenti di
partecipazione e consultazione previsti dallo statuto. E' un atto
gravissimo. La minoranza, non rinunciando alle sue convinzioni e visioni
politiche, resta attonita spettatrice di tanta supponenza.
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