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Laicismo e Libertà

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Sommacampagna, agosto 2006

Ora che tutto va bene e tutti i tasselli politici in termini di maggioranza sono “in ordine”, sia a livello locale che nazionale, con guida sicura, ideologia condivisa e competente impostazione di parte (dominio della sinistra), viene d’obbligo riflettere su temi più generali, che fanno cultura e opinione. Ad esempio sulla “laicità” e “laicismo” e quanta libertà viene lasciata da quest’ultimo alle persone. Sono termini che si incrociano e che sono dibattuti dai personaggi più in vista, siano essi moderati o più radicali, giacobini e massimalisti.

Il laicismo ha la presunzione di impedire che nel tessuto sociale e nella politica qualcuno faccia appello alla sua fede, che adotti ragioni religiose per le sue posizioni e che si impegni a favore di proposte di legge che corrispondono o sono derivate da una convinzione di fede. Come se la vita quotidiana non avesse a che fare con essa. Pretende che i valori fondamentali del cristianesimo restino fuori da temi “sociali” come l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione assistita, l’omosessualità, la famiglia, la solidarietà, la pace, la religione nelle scuole statali, la libertà di istruzione ed di educazione (che sono due realtà diverse). “Sono fatti privati”, dicono “gli illuminati”. Tutto ciò è comico. Il laicismo in tal modo fa della neutralità religiosa dello Stato moderno una vera e propria religione. Che è un modo per estromettere le radici cristiane dalla società. La “guerra” è culturale. Lo Stato moderno deve stare molto attento a non trasformare il laicismo in una religione di Stato. Escludere i contenuti e i motivi religiosi dalla politica, dalle scelte legislative è come una immagine allo specchio inversa a quella che il laicista intende combattere. E’ la storia dei paesi ex comunisti dell’est europeo.

Il cristianesimo ha profondamente segnato la nostra cultura con i suoi valori, come ad esempio la dignità intoccabile dell’uomo, la parità di diritti tra uomo e donna, la vita dal suo inizio alla sua fine, la famiglia come cellula della società, ecc… Nessun altra cultura, sia greca che romana, ha adottato in passato questi principi. Essi non hanno avuto origine scientifica, ma da un valore condiviso. I piani sono diversi. Senza il cristianesimo tali principi non sarebbero mai venuti a galla.

In nome di questo in democrazia ogni cittadino ha il diritto di difendere pubblicamente la propria posizione, sia essa religiosa o antireligiosa e questo è “laicità”, che non si oppone ad alcuna libertà di intervento politico e sociale. I nostri politici “illuminati” e che dicono che, adesso, tutto va bene se ne rendano conto. Noi non si sta zitti.