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i DICO e la politica dello struzzo |
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Sommacampagna, marzo 2007 Per due volte le minoranze hanno presentato in Consiglio una mozione legata alla questione dei Dico (o Pacs) perché ritenuta di rilevante importanza culturale ed esistenziale, cioè legata alla vita. La richiesta era di prendere posizione a favore della famiglia. Il sindaco Manzato e tutta la sua maggioranza non ha voluto nemmeno sfiorare la cosa perché riguarda, dicono, la sfera personale. La solita scusa per non far emergere le differenze e non affrontare questioni che vedrebbero radicali diversità al loro interno. (La sinistra, tutta, era nella loro lista). E i Dico sono una “questioncina” che dà fastidio. Noi pensiamo sia un aspetto determinante. Si tratta della vera questione: che riguarda la vita, la famiglia e la libertà di educazione. Vita: è valore assoluto, ma c’è il tentativo di dilatare gli spazi dei personalismi e della dittatura del desiderio. Tutto è possibile per il solo fatto che lo voglio. Famiglia: la posizione culturale sui Dico diventa occasione di ripensamento sulla famiglia, anzitutto a livello educativo per ridare vigore a un soggetto che è anima e spina dorsale della società. È fondamentale riproporre l’esperienza prima, cioè le evidenze originali dell’uomo. Il riferimento è il dato di natura, con il quale ciascuno non può fare a meno di misurarsi. Quanti maestri culturali e politici da salotto! Libertà educativa: tanti cittadini stanno pagando di tasca propria la libertà di educazione (scuola) per i propri figli. Lo Stato “democratico” scarica la spesa sulle famiglie. Alla faccia della solidarietà sociale e della sussidiarietà, con cui ci si riempie la bocca. Riteniamo che il C.C. debba pronunciarsi per creare cultura, sensibilità. Non condividiamo la posizione di coloro che dicono: “ Io so cosa voglio ma rispetto gli altri!”. E’ un non riconoscere nulla, non andare all’esperienza originaria, negare le posizioni. Ma non prendere posizione è già una posizione, e molto chiara rispetto alla propria esperienza originaria e al respiro culturale che mi ha permesso di giungere fin qui. Si tratta di negare la propria identità e anche il confronto, perché non si permette il confronto e nemmeno la diversità. Perché il C.C si è pronunciato sulla difesa all’assalto del Papa da parte di integralisti islamici taglialingua (anche se non c’è stata partecipazione piena dei consiglieri di maggioranza per diversi motivi: malattia improvvisa al momento del voto, uscita dalla sala per evitare l’astensione in obbedienza a Mengalli, astensione – tutti motivi rispettabilissimi) e su tale questione no? La nostra posizione è da laici, che rivendicano indipendenza di giudizio e possibilità di scelta di valori determinanti, nonostante il laicismo (che non tollera alcun riferimento valoriale e religioso) digerisca male tale impostazione.
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