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Disinformazione al tappeto per una Rai federalista |
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Capita abbastanza spesso di parlare con amici di politica e a volte riscontrare in taluni qualche perplessità sulla scelta fatta a suo tempo dalla Lega di entrare a far parte della Casa delle Libertà, per fare quelle riforme che dall’esterno quei pantaloni di padani non sono riusciti tutti assieme a portare a termine facendo sentire la loro voce e la loro volontà. E’ di questi giorni la poderosa notizia che Bossi porta via da Roma Rai Due. Non dobbiamo dimenticare che negli anni passati la Rai è stata utilizzata dai partiti in modo spudorato per i propri tornaconti. In viale Mazzini la carriera si faceva con le tessere giuste in tasca. La formula era come un risultato dell’enalotto 6-3-1-1-1, 6 DC, 3 socialisti, 1 comunista, 1 repubblicano e 1 dell’azienda (possibilmente uno al quale andava bene tutto). Con l’arrivo della Lega Nord nel mondo della politica e la fine della prima repubblica, la formula magica si è incrinata. Presero il sopravvento i sessantottini, quella classe di professorini di seconda fila che sempre poco avevano combinato nella vita, se non il fatto di farsi tenere al guinzaglio dal loro rosso padrino; in quel momento di sbandamento fu dato loro corda, dilagando così in lungo e in largo. Nessuno di noi potrà dimenticare i Luttazzi, i Santoro, i Lerner: una squadraccia di personaggi messa li apposta per randellare la nascente forza politica che pretendeva di far sapere al Paese, tramite la tv, che il mondo della politica era corrotto e che servivano regole nuove per poter governare. Sopratutto noi leghisti abbiamo evidenziato quanto danno abbiano fatto questi personaggi e quanta omertà sia stata spesa nei loro confronti da parte di tutte le classi politiche (e non), del Paese. Ma come possiamo constatare la resa dei conti prima o poi arriva. E che tutto questo sia una cosa sacrosanta lo si capisce dagli urli che tutti stanno facendo, in particolar modo i giornali della capitale, dove titolano in questi giorni (fine febbraio) “al ladro al ladro”, indicando Bossi il predatore di casa loro. Ma cari lettori, dove sta scritto che la Rai obbligatoriamente deve stare a Roma? E non è pur vero che la stessa Rai era nata a Torino e le prime trasmissioni partirono da Milano? Bene ora è arrivato il momento che si ribilancino le situazioni. Cari leghisti dubbiosi, se le cose continueranno così la vostra perplessità sarà ben presto accantonata e magari vi sentirete in obbligo di ripagare il canone Rai.
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